Canadian Adventures

Una delle tappe del viaggio di nozze prevedeva un trasferimento di circa 350 km con l’auto a noleggio, da Jasper a Kamloops. Non era una novità, essendo il viaggio essenzialmente un fly and drive tra le grandi città dell’est prima e tra le montagne rocciose a ovest poi.

Decidiamo dunque di partire intorno alle 15, in modo da poterci fermare lungo la strada a scattare qualche foto e a rilassarci un po.

Ma capita l’imprevisto: troviamo la coda in autostrada. Il che ci allarma subito, perché da quelle parti non abbiamo mai trovato traffico. Invece stavolta auto e camion fermi davanti a noi, con la gente scesa. Brutto segno. Ci accodiamo e chiediamo informazioni al tizio davanti a noi. Anche lui ne sa poco, ma ha sentito parlare di una “mudslide”: non so che significa, ma capisco dalla sua descrizione che si tratta di una frana (scoprirò poi che è una colata di fango). Appurato ciò, non abbiamo idea di cosa  significa in termini di tempo di ripristino della circolazione. Non ci resta che aspettare.

Fortunatamente, dopo pochi minuti, un’auto con lampeggiante risale la coda, dando le informazioni necessarie. Quando arriva da noi, chiedo al gentile signore quanto tempo prevede che rimarremo fermi. Mi risponde “fortysix hours”. FORTYSIX. Io non credo alle mie orecchie, e infatti glielo faccio ripetere tipo 4 volte. Niente da fare, ha detto proprio 46 ore.

Non 48, non 44, 46. Sorgono spontanei un po di domande: primo, come fate a stimare proprio 46? Non fareste prima a dire un paio di giorni? No, voi sapete già che dopo 46 ore la strada sarà aperta! Complimenti. Secondo, se prima di 46 orenon si potrà passare, che caspita fanno ancora in coda quelle auto che si ostinano a rimanere qui? Non farebbero meglio ad andare a cercare un’altra via, o, se proprio non esistesse, almeno un albergo per la notte?

Ma tant’è. 46 ore. E noi dobbiamo arrivare prima di sera a Kamloops. Allora gli chiedo quali sono le strade alternative. E mi dice che non c’è verso: bisogna tornare a Jasper, poi a Lake Louise, da lì a Golden e poi Kamloops. Circa 850 Km in tutto (OTTOCENTOCINQUANTA).

Siamo partiti subito. Erano circa le 17. Siamo giunti in albergo, dopo un viaggio ininterrotto (eccetto pausa toilette e cena a base di bananabread) alle 3 del mattino. E solo perché abbiamo guadagnato un’ora passando la linea del fuso orario (sì, siamo tornati indietro nel tempo, proprio come Marty McFly). E ho guidato sempre io. Sono arrivato stanchetto…

Ma abbiamo ugualmente scattato qualche foto. Ecco qualche assaggio.

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Colorful Autumn!

I colori dell’autunno. Manna, per chi ama fotografare, un autentico spasso.

E allora via, nel posto più vicino in cui poter trovare la situazione ideale: alberi coloratissimi e uno specchio d’acqua dove possono riflettersi. Certo, l’ideale sarebbe avere come sfondo maestose montagne, magari con la cima coperte di neve. Ma è un articolo piuttosto raro in Pianura Padana.

E allora si va alle casse di espansione del fiume Secchia: lì c’è sempre acqua, e vegetazione. E anche fauna, per gli appassionati del genere.

Ecco alcuni scatti. Che ne dite?

If you don’t have a dog, you can’t understand this.

Come dicevo qui, avere un cane significa volergli bene come ad uno di famiglia.

C’è un però. Avere un cane significa accudirlo. Sempre. Anche se piove. E se piove tutto il giorno, senza soluzione di continuità, il cane non smette di avere le sue necessità. Ad alcune si sopperisce tranquillamente in casa: ad esempio, giocare. D’inverno, tutti i giorni, io da un lato del corridoio, Barbara dall’altro, in mezzo Selly che rincorre forsennatamente, come fosse l’unica cosa sensata da fare, il “mocio” (la Vileda non me ne voglia, è un osso di corda intrecciata, assomiglia all’aggeggio per pulire per terra).

Per altri bisogni non c’è verso: bisogna uscire. E andare dove c’è erba, che raramente, molto raramente, è un posto coperto. E allora tu, umano, stai sotto l’ombrello, ma lei no, che non le interessano le gocce. E allora poi tocca sottoporle al trattamento dopo-pioggia, che peraltro lei non disdegna affatto.

Ecco alcuni scatti di quei momenti: ah, vita da cani!

As I wrote here, to have a dog means love it as a family member.

But. Have a dog means take care of it. Always. Even if it rains. And if it rains all day long, without stop, the dog has its needs too. You can satisfy some needs at home: for example, playing. During winter, every day, me at the end af the corridor, Barbara at the start of it, in the middle Selly running and chasing the “mocio” (a bone-shaped rope).

But for others needs, no way: you have to go out. And you have to go on the grass, wich rarely is covered. So you, human, use the umbrella, but the dog no, it doesn’t care about drops. And so you to have to give her the after-rain treatment.

Here some shots of that moments: ah, it’s hard to be a dog!

Drops of Italy: Subiaco

Un’altra tappa fondamentale del cammino di San Benedetto (ne avevo già parlato qui) è certamente Subiaco.

Piccola città in Provincia di Roma, Subiaco è intrisa di spiritualità e di luoghi di grande interesse: in primo luogo, l’Abazia di Santa Scolastica e il Monastero di San Benedetto, o Sacro Speco, luoghi benedettini. Poi anche la villa di Nerone (scandalosamente lasciata in rovina, alla maniera italica) e la rocca dei Borgia.

Inoltre, poiché Subiaco è posta sugli appennini dell’Italia centrale, offre anche numerosi scorci paesaggistici davvero interessanti, che donano pace e tranquillità all’osservatore, magari durante una pausa lungo un sentiero in mezzo ai boschi.

Personalmente, mi ha colpito enormemente il Sacro Speco: la struttura sembra aggrapparsi alla roccia, abbracciandola con vigore, per evitare di crollare nella valle sottostante. Il colpo d’occhio è magnifico, mozzafiato. L’interno non è certo da meno. Meravigliosi affreschi decorano interamente la chiesa e la cripta sottostante e il silenzio che avvolge questo luogo induce alla meditazione e alla concentrazione.

Another important place along the San Benedetto trail  (I wrote about it here) is Subiaco.

Subiaco is a little town in Rome’s province and it is full of spirituality and offers several beautiful places: first of all, The Santa Scolastica Abey and San Benedetto Monastery, called Sacro Speco. Also, Nerone’s Villa (unfortunately in ruins, in perfect italian way) and the Borgia’s Rock.

Subiaco is on the central Appennini mountains, so it’s possible to have beautiful views, giving peace and quiet to the observer, when he is resting during a walk along trails inside Woods.

Personally, I liked especially the Sacro Speco: the building is clinging the rock, forcely, to avoid to fall down the valley. The view is marvellous, breathtaking. Inside is wonderful too. Incredible frescoes decorates the churc and thr crypt below and the silence fills the space inducing to meditation and concentration.

City lights

Ogni tanto fa piacere passeggiare per il centro, specie se non ci abiti. Magari con un amico, scambiando quattro chiacchiere. E magari dopo una birretta, a smaltire il luppolo.

E se hai con te la reflex, il gioco è fatto, e la serata diventa piacevolissima, riscoprendo le bellezze della città, che hai già visto mille volte, ma è diverso guardarle attraverso l’obiettivo. Cominci a studiare l’inquadratura, noti le linee e le fughe, le prospettive e il bilanciamento dei soggetti inquadrati. Le luci e le ombre. E il tempo vola via, che neanche te ne accorgi.

Poi scarichi le foto, appena hai tempo, che la curiosità è tanta. D’accordo, non è la magia dell’attesa dello sviluppo del rullino, quella era un’altra cosa… ma anche questo è piacevole. Le scarichi e cominci a lavorarci, cercando il risultato migliore.

Grazie a Christian per la bella serata, e per essersi prestato.

Sometimes is nice to walk in downtown, especially if you don’t live there. With a friend, talking. And, better, after a beer, wasting hop.

And if have your camera with you, the night becomes pleasant, discovering city’s beauties, which you saw several times, but it’s different to look at them through the lenses. You start studying the composition, you notice lines and points of view, perpectives and characters balance. Lights and shadows. And time goes by, you are not able to notice it.

Then you download the pictures, as soon as you can, too much curiosity. Ok, it’s not the magic sensation of waiting for the film develop, that was another world… but digital is pleasant too. You download them and start to work on it, searchin for the best result.

Thanks to Christian for the nice night together, and for his kindness.

Ottawa from the top!

Tra maggio e giugno, per via di quel grande vantaggio del matrimonio denominato “viaggio di nozze”, sono stato in Canada. Con la mia neomoglie, ovviamente, che per gran parte del soggiorno ho continuato a chiamare girlfriend, non avendo ancora del tutto assimilato l’accaduto. Ma tant’è, questione di abitudine e terminologia (che, per la cronaca, non è ancora del tutto cambiata).

Comunque, dicevo, in Canada. Quale migliore occasione per scattare fotografie, potete ben capire! D’altra parte, nell’immaginario comune, il Canada è grandi paesaggi, natura incontaminata, freddo colossale, spazi sterminati. E infatti, debbo dire che è proprio così: mozzafiato. Ma il Canada è, appunto, assolutamente enorme, per cui è anche variegato, in tutto: si va dalle grandi città dell’est, qualcuna europeggiante, qualcun’altra molto nordamericana, fino alle incredibili montagne rocciose all’ovest, regno degli orsi grizzly, dei lupi, coyote e così via, fino agli scoiattoli.

E allora, via di scatto compulsivo! Che non ci si torna così di frequente, da queste parti! Il risultato finale, in due? 9300 novemilatrecento) scatti circa. Che se non c’era il digitale, toccava noleggiare un container per riportare a casa i rullini!

Nei prossimi post, ne mostrerò una selezione. Qui, soltanto quattro, scattati dalla cima della torre principale del Parlamento canadese a Ottawa, la capitale. Si noti la lezione collettiva di yoga nel prato: una valida alternativa al pranzo!

Between may and june, on honeymoon, I’ve been in Canada. Obviously not alone, but with my new wife, wich I continued to call “my girlfriend” during all the travel, because I didn’t realize what happened yet.

Anyway, we’ve been in Canada. What a beautiful occasion to take pictures, you can figure! In people minds, Canada is stunning landscapes, virgin nature, freezy cold, huge spaces. Actually, I have to confirm that idea: breathtaking. But Canada is enormous, so it is diversified too: from the big cities on the east cost, someone Europe-like, someone USA-like, to the oncredible rockies on the west side of the country, where grizzly bears, wolves and coyotes rule.

So, let’s go to take tons of pictures! We are here now, who knows if and when we’ll return? Final result? 9300 pictures.

In next posts I’ll show a selection. Here, just four, from the top of the main tower of Canada Parliament in Ottawa, the capital. You can notice the collective yoga practice in the grass: a nice way to spend the lunch break!