Tre Cime…con l’anello intorno

E’ da qualche anno che cerchiamo di ricavare qualche giorno per passare un po’ di tempo in montagna, a camminare, d’estate. Quest’anno, con la bimba piccola, non se n’è parlato, anche perchè, diciamocelo, non è che fossimo proprio degli atleti irreprensibili. Cioè, non siamo mica quelli che partono alle 7 del mattino, arrivano in rifugio dopo 11 ore di cammino, e il giorno dopo via di nuovo. Magari eh, lo dico con invidia.

No, noi siamo quelli che dicono che partono presto la mattina, ma alla fine sono sul sentiero mai prima delle 9… che prima c’è la colazione a buffet in hotel. E prima ancora si dorme, siamo in vacanza, eccheccaspita.

Comunque mi è tornato alla mente un sentiero che riuscimmo a completare anche noi, e – arrivo a dire – in scioltezza. Il giro delle Tre Cime di Lavaredo.

Siamo in Cadore, provincia di Belluno, Veneto: si parte dal rifugio Auronzo, si gira intorno, incontrando un paio di altri rifugi, si torna all’Auronzo. Le indicazioni parlano di 3,5 ore, noi ce ne abbiamo messe tipo 5. Mangiondo in mezzo, però. E tanto, e bene,

L’ambiente è magnifico, la camminata è adatta a tutti. Ma proprio a tutti, infatti è pienopienopieno di gente, specialmente il primo tratto.

Ma ne vale la pena, assoluta meraviglia. Un assaggio? La foto che segue.

 

tre-cime-bianco-e-nero

monochrome sunset

Le nuvole nascondono il sole durante un tramonto estivo sugli Appennini emiliani. Esce solo un tripudio di raggi di luce, ma nel controsole i colori mal si distinguono. Lontano, lo sferragliare di vecchi trattori e il rombo di automobili che sfrecciano sulla superstrada. Per fortuna, i rumori della (in)civiltà vengono quasi coperti dal frinire delle cicale. Il laghetto riflette la luce del cielo, le sue acque sono immobili. Pare un’enorme specchio.

La quiete avvolge la vallata.

Periodi

Ci sono Periodi e Periodi.

Durante i Periodi, tutto ti sembra andare liscio. La tua vita scorre tra risultati che raggiungi, amici ritrovati, soddisfazioni una dopo l’altra, risate, brindisi, scondinzolii di gioia e festeggiamenti.

Poi arrivano i Periodi, e tutto cambia. Improvvisamente, niente gira più. E allora giù di frustrazione, tensioni, emicranie, lacrime. Sembra tutto da rifare. E’ in questi momenti che hai un viscerale bisogno di silenzio.

E allora cammini, ti guardi intorno, ascolti, annusi, pensi…anzi no, che hai bisogno anche di silenzio della mente. Non pensi neanche. Cammini, ti lasci alle spalle scorci, cose, case, persone. Sai che le ritroverai, ma oggi no, sospendi la tua presenza nel mondo.

Standby. Pausa.

Quiete.

Silenzio.

Lago del TUrano, RIeti, Italia.
Lago del Turano, RIeti, Italia.

Una vespa per compagna di viaggio

Se c’è una cosa che proprio non mi piace della mia terra, è il clima estivo. Non ce l’ho col caldo di per sè: mi piace la comodità di vestirsi poco, il sole e la gioia che trasmette, le giornate lunghe e l’abbronzatura. Per carità. Ma in Emilia il caldo va un po’ oltre: si chiama afa. E si legge sudore, appiccicaticcio, pressione bassa, insonnia, canicola.

Quindi quando oggi sono uscito dall’ufficio, alle 14, il mio pensiero predominante era arrivare a casa, chiudercisi, per fuggire al sole filtrato da mille strati di cappa umida e inquinata. Dunque non ho molto badato a quella che sarebbe diventata la mia compagna di viaggio per circa mezz’ora: una vespa.

Che, attenzione, non era dentro all’abitacolo: era sul parabrezza. Nel centro preciso, che sembrava che avesse scelto di mettersi proprio lì dopo aver tracciato le diagonali e stabilito dove s’incrociavano.

La vespa, fotografata dall'interno dell'auto. Lei, impassibile, come una modella consumata.
La vespa, fotografata dall’interno dell’auto. Lei, impassibile, come una modella consumata.

Poi parto, che anche dentro l’auto si muore di caldo, anzi più che fuori, sebbene fosse parcheggiata all’ombra. Accendi il climatizzatore, che non basta abbassare i finestrini (e poi è bene che ciò che è fuori ci rimanga), e via, la vespa presto volerà via, probabilmente alle prime vibrazioni dell’auto.

E invece proprio no. Rimane lì. Anche quando l’auto comincia a muoversi in avanti. Anche dopo la prima curva, è lì. Non si muove, per nulla intimorita dal movimento. Ma con la velocità la difficoltà aumenta, il vento si rinforza, mica facile restare attaccati. E poi perchè intesatardirsi? Hai le ali, vola! Perchè vuoi venire con me per forza?

E invece non c’è verso, resta lì. Si puntella con le sei zampette, la metà inferiore del corpo che fa da vela, in preda al vento, per non parlare delle ali, che sbattono freneticamente agitate dall’aria, che aumenta con la velocità, 50, 60 e poi 80 e anche 100. E’ tanta l’aria a 100 chilometri orari, ma lei è lì. E non si sposta di un millimetro.

Chi ha fatto la foto? Bhè, diciamo così: ero solo, in auto.
Chi ha fatto la foto? Bhè, diciamo così: ero solo, in auto.

L’ultima parte del tragitto che mi porta a casa è quello in cui si va più veloci. Sicuramente lì non resisterà! Ma invece mi frega: non ci arriva, alla tangenziale. Dopo mezz’ora di reistenza estenuante, mentre sono fermo ad una rotatoria, abbasso lo sguardo per preparare di nuovo la macchina fotografica. Quando rialzo gli occhi, pronto a scattare, non c’è più. Ha deciso di andarsene, è arrivata a destinazione.

Neanche il tempo per un ciao.

Milano EXPO 2015 – Terzo round

Ancora un po’ di immagini dall’EXPO.

Padiglione Azerbaijan (sì, lo ammetto: ho dovuto aprire Google per esser certo di averlo scritto bene!): Molto notevole, divertente, colorato e interattivo. Si compone di tre sfere trasparenti, dentro cui il visitatore cammina e guarda, tocca, annusa. Molto scenografico. E anche le parti di collegamento meritano, se non altro per le aiuole di fiori hi-tech variopinti che si accendono se sfiorati con le mani. Non ve ne staccherete più!

Padiglione Kazakistan (qui ero un po’ più sicuro, ma ho controllato lo stesso): Bello fino a metà, strepitoso alla fine. Non so se svelarvi perchè… non ve lo svelo.

Padiglione Regno Unito: Esperienza sensoriale in mezzo ad api e uccellini. Detto così, verrebbe da pensare che è una figata. Non è così. E’ un giardino sopraelevato in cui si sentono i rumori che normalmente si sentono al parco. La parte bella è l’alveare metallico in cui si entra.

Padiglione Spagna: bottiglie appese al soffitto, rampe di legno lunghissime, piatti in tutte le pareti su cui proiettano immagini… le solite cose, insomma. Ah, e su un grande schermo il filmato del molleggiato che spreme l’uva ne “Il bisbetico domato”, audio compreso: davvero arduo non fermarsi a (ri)guardare.

Padiglione Italia: da fuori io lo trovo fantastico, ma si sa, de gustibus non est disputandum. Non sono entrato. Perchè? C’era una coda enorme (non facevano entrare in quel momento perchè aspettavano la delegazione del Turkmenistan – ah, questo l’ho controllato altrochè – con premier al seguito) e ancora troppo da vedere. Se ci torno, entro. Ma se ci torno, naturalmente, Murphy vuole che quel giorno ci saranno Obama e il Papa in visita.

Milano EXPO 2015 – Immagini

Ecco qui un’altra serie di immagini, scattate nei padiglioni del Belgio, Vietnam, Thailandia e Cina.

P.s. Le immagini del cantiere dell’EXPO, scattate il 7 Marzo scorso, le trovate invece qui e qui.

Milano EXPO 2015 – Enjoy!

E’ finalmente arrivato il 1° Maggio. E con lui anche l’apertura dell’EXPO 2015, Milano.

Quanto se n’è parlato… ce la fanno. No, non ce la fanno, che figuraccia faremo, noi italiani, come al solito.

Il 3 Maggio, inaspettatamente, ho avuto la possibilità di andare. Non l’avevo programmato, ma mi ci sono ritrovato, invitato da un amico a cui sono grato. E dell’EXPO ho capito che:

1- Chi intende visitarlo si metta l’anima in pace: non è possibile visitarlo tutto in giornata, non c’è verso. Non importa quanta gente c’è, anche se si fosse i soli visitatori della giornata, è troppo grande, troppe cose da vedere, troppi padiglioni ricchi di contenuti.

2- L’Italia non ha fatto alcuna figuraccia. Non perchè sia tutto aperto e funzionante, no, ci sono parti incomplete o semichiuse e si vedono. Ma non se ne sente la mancanza, perchè comunque si ha tanto altro da fare.

3- E’ una figata. Semplicemente. E’ divertente, colmo di spunti interessanti, very very high-tech. Un parco dei divertimenti a tema “cibo”.

4- Andateci. Ne vale la pena. Io ci tornerò.

Un po’ di foto scattate durante la visita. Le pubblicherò a rate, che sono troppe. Mancheranno alcuni padiglioni, vedi punto 1.