Tre Cime…con l’anello intorno

E’ da qualche anno che cerchiamo di ricavare qualche giorno per passare un po’ di tempo in montagna, a camminare, d’estate. Quest’anno, con la bimba piccola, non se n’è parlato, anche perchè, diciamocelo, non è che fossimo proprio degli atleti irreprensibili. Cioè, non siamo mica quelli che partono alle 7 del mattino, arrivano in rifugio dopo 11 ore di cammino, e il giorno dopo via di nuovo. Magari eh, lo dico con invidia.

No, noi siamo quelli che dicono che partono presto la mattina, ma alla fine sono sul sentiero mai prima delle 9… che prima c’è la colazione a buffet in hotel. E prima ancora si dorme, siamo in vacanza, eccheccaspita.

Comunque mi è tornato alla mente un sentiero che riuscimmo a completare anche noi, e – arrivo a dire – in scioltezza. Il giro delle Tre Cime di Lavaredo.

Siamo in Cadore, provincia di Belluno, Veneto: si parte dal rifugio Auronzo, si gira intorno, incontrando un paio di altri rifugi, si torna all’Auronzo. Le indicazioni parlano di 3,5 ore, noi ce ne abbiamo messe tipo 5. Mangiondo in mezzo, però. E tanto, e bene,

L’ambiente è magnifico, la camminata è adatta a tutti. Ma proprio a tutti, infatti è pienopienopieno di gente, specialmente il primo tratto.

Ma ne vale la pena, assoluta meraviglia. Un assaggio? La foto che segue.

 

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Braies, a pearl between the rocks!

Stamattina ripensavo ad un viaggio sulle Alpi che ho fatto nel 2012.

Tra i meravigliosi luoghi che abbiamo visitato spicca il fantastico Lago di Braies, piccolo specchio d’acqua molto suggestivo e imperdibile per chi passa da quelle parti.

Si può intraprendere una bellissima passeggiata intorno al lago, tanto spettacolare quanto facile, adatta a tutti.

Di seguito alcune foto scattate all’epoca: non diponevo di un’ottica grandangolare allora, e fu un peccato, perchè il paesaggio avrebbe meritato… unabuona scusa per tornarci!

Today morning I was thinking about a trip I did on the Alps in 2012.

We visited  beautiful places, and one of the best is the fantastic Lake Braies, very evocative little water’s mirror you’d better not lose if you are there around.

It’s possible to walk along the ring of the lake, as much spectacular as easy and good for everyone.

Down here some pictures taken in that occasion: I did’n have a wide angle lens, and it was a pitty, because the view was great…a good reason to go back now!

Canadian Adventures

Una delle tappe del viaggio di nozze prevedeva un trasferimento di circa 350 km con l’auto a noleggio, da Jasper a Kamloops. Non era una novità, essendo il viaggio essenzialmente un fly and drive tra le grandi città dell’est prima e tra le montagne rocciose a ovest poi.

Decidiamo dunque di partire intorno alle 15, in modo da poterci fermare lungo la strada a scattare qualche foto e a rilassarci un po.

Ma capita l’imprevisto: troviamo la coda in autostrada. Il che ci allarma subito, perché da quelle parti non abbiamo mai trovato traffico. Invece stavolta auto e camion fermi davanti a noi, con la gente scesa. Brutto segno. Ci accodiamo e chiediamo informazioni al tizio davanti a noi. Anche lui ne sa poco, ma ha sentito parlare di una “mudslide”: non so che significa, ma capisco dalla sua descrizione che si tratta di una frana (scoprirò poi che è una colata di fango). Appurato ciò, non abbiamo idea di cosa  significa in termini di tempo di ripristino della circolazione. Non ci resta che aspettare.

Fortunatamente, dopo pochi minuti, un’auto con lampeggiante risale la coda, dando le informazioni necessarie. Quando arriva da noi, chiedo al gentile signore quanto tempo prevede che rimarremo fermi. Mi risponde “fortysix hours”. FORTYSIX. Io non credo alle mie orecchie, e infatti glielo faccio ripetere tipo 4 volte. Niente da fare, ha detto proprio 46 ore.

Non 48, non 44, 46. Sorgono spontanei un po di domande: primo, come fate a stimare proprio 46? Non fareste prima a dire un paio di giorni? No, voi sapete già che dopo 46 ore la strada sarà aperta! Complimenti. Secondo, se prima di 46 orenon si potrà passare, che caspita fanno ancora in coda quelle auto che si ostinano a rimanere qui? Non farebbero meglio ad andare a cercare un’altra via, o, se proprio non esistesse, almeno un albergo per la notte?

Ma tant’è. 46 ore. E noi dobbiamo arrivare prima di sera a Kamloops. Allora gli chiedo quali sono le strade alternative. E mi dice che non c’è verso: bisogna tornare a Jasper, poi a Lake Louise, da lì a Golden e poi Kamloops. Circa 850 Km in tutto (OTTOCENTOCINQUANTA).

Siamo partiti subito. Erano circa le 17. Siamo giunti in albergo, dopo un viaggio ininterrotto (eccetto pausa toilette e cena a base di bananabread) alle 3 del mattino. E solo perché abbiamo guadagnato un’ora passando la linea del fuso orario (sì, siamo tornati indietro nel tempo, proprio come Marty McFly). E ho guidato sempre io. Sono arrivato stanchetto…

Ma abbiamo ugualmente scattato qualche foto. Ecco qualche assaggio.

Drops of Italy: Subiaco

Un’altra tappa fondamentale del cammino di San Benedetto (ne avevo già parlato qui) è certamente Subiaco.

Piccola città in Provincia di Roma, Subiaco è intrisa di spiritualità e di luoghi di grande interesse: in primo luogo, l’Abazia di Santa Scolastica e il Monastero di San Benedetto, o Sacro Speco, luoghi benedettini. Poi anche la villa di Nerone (scandalosamente lasciata in rovina, alla maniera italica) e la rocca dei Borgia.

Inoltre, poiché Subiaco è posta sugli appennini dell’Italia centrale, offre anche numerosi scorci paesaggistici davvero interessanti, che donano pace e tranquillità all’osservatore, magari durante una pausa lungo un sentiero in mezzo ai boschi.

Personalmente, mi ha colpito enormemente il Sacro Speco: la struttura sembra aggrapparsi alla roccia, abbracciandola con vigore, per evitare di crollare nella valle sottostante. Il colpo d’occhio è magnifico, mozzafiato. L’interno non è certo da meno. Meravigliosi affreschi decorano interamente la chiesa e la cripta sottostante e il silenzio che avvolge questo luogo induce alla meditazione e alla concentrazione.

Another important place along the San Benedetto trail  (I wrote about it here) is Subiaco.

Subiaco is a little town in Rome’s province and it is full of spirituality and offers several beautiful places: first of all, The Santa Scolastica Abey and San Benedetto Monastery, called Sacro Speco. Also, Nerone’s Villa (unfortunately in ruins, in perfect italian way) and the Borgia’s Rock.

Subiaco is on the central Appennini mountains, so it’s possible to have beautiful views, giving peace and quiet to the observer, when he is resting during a walk along trails inside Woods.

Personally, I liked especially the Sacro Speco: the building is clinging the rock, forcely, to avoid to fall down the valley. The view is marvellous, breathtaking. Inside is wonderful too. Incredible frescoes decorates the churc and thr crypt below and the silence fills the space inducing to meditation and concentration.

Ottawa from the top!

Tra maggio e giugno, per via di quel grande vantaggio del matrimonio denominato “viaggio di nozze”, sono stato in Canada. Con la mia neomoglie, ovviamente, che per gran parte del soggiorno ho continuato a chiamare girlfriend, non avendo ancora del tutto assimilato l’accaduto. Ma tant’è, questione di abitudine e terminologia (che, per la cronaca, non è ancora del tutto cambiata).

Comunque, dicevo, in Canada. Quale migliore occasione per scattare fotografie, potete ben capire! D’altra parte, nell’immaginario comune, il Canada è grandi paesaggi, natura incontaminata, freddo colossale, spazi sterminati. E infatti, debbo dire che è proprio così: mozzafiato. Ma il Canada è, appunto, assolutamente enorme, per cui è anche variegato, in tutto: si va dalle grandi città dell’est, qualcuna europeggiante, qualcun’altra molto nordamericana, fino alle incredibili montagne rocciose all’ovest, regno degli orsi grizzly, dei lupi, coyote e così via, fino agli scoiattoli.

E allora, via di scatto compulsivo! Che non ci si torna così di frequente, da queste parti! Il risultato finale, in due? 9300 novemilatrecento) scatti circa. Che se non c’era il digitale, toccava noleggiare un container per riportare a casa i rullini!

Nei prossimi post, ne mostrerò una selezione. Qui, soltanto quattro, scattati dalla cima della torre principale del Parlamento canadese a Ottawa, la capitale. Si noti la lezione collettiva di yoga nel prato: una valida alternativa al pranzo!

Between may and june, on honeymoon, I’ve been in Canada. Obviously not alone, but with my new wife, wich I continued to call “my girlfriend” during all the travel, because I didn’t realize what happened yet.

Anyway, we’ve been in Canada. What a beautiful occasion to take pictures, you can figure! In people minds, Canada is stunning landscapes, virgin nature, freezy cold, huge spaces. Actually, I have to confirm that idea: breathtaking. But Canada is enormous, so it is diversified too: from the big cities on the east cost, someone Europe-like, someone USA-like, to the oncredible rockies on the west side of the country, where grizzly bears, wolves and coyotes rule.

So, let’s go to take tons of pictures! We are here now, who knows if and when we’ll return? Final result? 9300 pictures.

In next posts I’ll show a selection. Here, just four, from the top of the main tower of Canada Parliament in Ottawa, the capital. You can notice the collective yoga practice in the grass: a nice way to spend the lunch break!

La proposta matrimoniale

Poco più di un anno fa, esattamente il 14 Settembre 2013, facevo alla mia ragazza la proposta di matrimonio.

Sembra che ne siano passati dieci di anni, invece di uno soltanto. Durante questi 365 giorni abbiamo organizzato il matrimonio (si fa presto a scrivere, ma farlo è un’altra roba: chi c’è passato, specie i maschietti, capiscono cosa intendo!), lo abbiamo celebrato, siamo andati in viaggio di nozze Iin Canada, per la cronaca). E, peggio, siamo anche già tornati.

Tornando alla proposta, gliel’ho fatta a Villa Balbianello, Lago di Como. Non per vantarmi (anzi, un po’, proprio sì) ma ripeto: Villa Balbianello.Posto incredibile. Villa fantastica, giardino-che-poi-è-un-parco allucinante, vista mozzafiato… posto da favola, insomma. E, non trascurabile, ci hanno girato un po’ di Guerre Stellari (un po’ nerd, ma… fico!).

E pensare che non era lì che avevo pensato di chiederglielo. Sì, perché il viaggio si componeva di quattro tappe: Menaggio, sul la go di Como; poi Stresa, sul Lago Maggiore; poi Assisi, ed infine Siena. Lo so, mi rendo conto che è un po’ schizofrenico, soprattutto considerando che il punto di partenza e arrivo è Modena… ma tant’è, non è che parliamo di chissà quali distanze, si può fare. E infatti è stato magnifico.

Doveva essere Assisi il posto giusto. Perché comunque Assisi è straordinaria, bellissima. E poi pensavo che una città così densa di spiritualità, di raccoglimento, avrebbe certamente offerto tante opportunità, tanti momenti soli io e lei, romanticismo a go-go… me non ero mai stato sul Lago di Como. E neanche sul Maggiore, per la verità. Per cui, dopo due giorni, ho capito che era lì che non mancavano le opportunità, e che avrei potuto pentirmene se me le fossi lasciate sfuggire.

E così, ho cominciato ad andare in giro con l’anello riposto in una delle scatole destinate agli obiettivi della reflex, certo che non le avrebbe mai aperte. Perché, non appena si fosse presentata la situazione giusta, avrei estratto il coniglio dal cilindro… Ed è qui che arriva l’ingenuità, quella tipicamente maschile. Ero convinto, pensate un po’ (mi viene un sorriso di autocompatimento, a ripensarci), che al terzo giorno di vacanza di quattordici previsti, le avrei chiesto di sposarmi, incassato il sì, e poi avremmo rimandato l’inizio dei preparativi al ritorno a casa. Cioè, credevo VERAMENTE che lei (una donna) avrebbe accantonato il tema matrimonio per 11 (undici!) giorni consecutivi. Avevo addirittura pensato che lo avremmo detto alle rispettive famiglie una volta tornati, per farlo dal vivo.

Poveretto.

Illuso.

Uomo.

Naturalmente, invece, il giorno dopo, complice una giornata di pioggia più novembrina che settembrina, aveva stilato la prima bozza della lista degli invitati. Avevamo giù telefonato al mondo per comunicare la novella. E cominciava a parlare di tableau (ovviamente, non sapevo cosa fosse), di colore del matrimonio (non sapevo neppure questo) e di centrotavola.

Lo sospettavo già, perché comunque fa parte dei luoghi comuni, ma ho avuto la certezza che in determinate situazioni le donne e gli uomini sono diversi. Ma diversi diversi, tipo due specie animali differenti, come scimmie ed elefanti, o pappagalli e coccodrilli. Pianeti differenti. Il matrimonio è una di queste situazioni. E lo si vede anche nella reazione delle altre persone, quando dici loro che ti sposi.

Comportamento degli uomini sposati: sguardo di compatimento, sorrisino di consapevolezza, e una frase del tipo: “sei sicuro?”.

Comportamento degli uomini non sposati: sguardo stupito, incredulo, come di chi pensa che sei veramente strambo, e una frase del tipo: “sei sicuro?”.

Comportamento delle donne, tutte le donne: immediatamente la loro voce si alza di tre ottave, trasformandosi in una specie di ultrasuono, cominciano a saltellare abbracciandoti e battendo le mani, dimostrandoti una felicità ed una contentezza che non avrebbero neanche dovessero sposarsi loro stesse. E non importa quanto ti siano affettivamente vicine. Tutte reagiscono così. Perché è il matrimonio, che diamine.

Comunque, tornando ai luoghi, signori miei ecco la conclusione: più viaggio, e più mi convinco che l’Italia, in quanto a bellezza, è ineguagliabile. Insomma, non ce n’è. Dove ti giri, trovi natura, arte, storia, cibo…in una parola, bellezza.

…must a man walk down…

Camminare, respirare, faticare, giungere. Vivere.

L’esperienza dell’anno scorso è stata illuminante. Come ho accennato brevemente qui, dal 27 al 31 luglio 2013 ho camminato da San Severino Marche ad Assisi, accompagnando il mio amico Simone che doveva controllare la percorribilità del percorso individuato sulle mappe. Solo quattro giorni, certo, ma sorprendenti, per diversi aspetti.

Prima di tutto, non avevo mai percorso un trekking su più giorni. E questa è la vera scoperta:il sudore, il caldo opprimente, la fatica, tutto, e anche di più, completamente ripagato dalla soddisfazione finale dell’arrivare. Ma anche la possibilità di godersi ogni veduta, ogni panorama che varia, passo dopo passo, curva dopo curva, lontano dal traffico, dal rumore di tutti i giorni, immersi nella natura.

Poi la scoperta di questa Italia “minore”, come la chiama Simone, non perché sia meno bella di quella compresa nei grandi itinerari turistici, ma soltanto perché è essenzialmente sconosciuta. E molto ingiustamente, perché lasciano senza fiato i paesaggi appenninici, gli infiniti borghi arroccati, i laghi cristallini, i rii e i fossi sempre pieni d’acqua.

Quest’anno si è ripresentata l’occasione di seguire Simone, ma lungo l’altro itinerario, “Il cammino di San Benedetto” (se siete curiosi, andate a vedere qui).

L’ho raggiunto a Leonessa (RI), pittoresco borgo che domina l’omonimo altopiano (in quanti la conoscono? Eppure è una meraviglia!), e di lì l’ho accompagnato attraverso il Lazio, fino a Montecassino. Lo ammetto, stavolta si è camminato ben poco: eravamo in auto. E’ che Simone aveva bisogno di qualcuno che portasse i bagagli e l’attrezzatura varia al termine della tappa mentre lui se la percorreva a piedi o in bici, in modo da effettuare manutenzione e segnare i punti in cui fosse necessario montare segnaletica. Però così ho approfittato per fare fotografie, potendo, questa volta, portarmi dietro la reflex e tutta l’attrezzatura…e mi sono divertito. Non sapete quanto.

Se siete curiosi, e magari le foto sotto vi stuzzicheranno, andate a vedere il link sopra. E, se potete, seguite il mio consiglio: partite.