HDR & c.

E alla fine ci abbiamo preso gusto, a fare foto come questa. Sotto ne trovate un altra, in una breve galleria che ne contiene di diverse tipologie: bianco & nero, tilt-shift e HDR.

Per carità, si può fare e postare di molto meglio: però mi piacciono. Inoltre, così le vedono anche i diretti protagonisti, quelli che c’erano, a cui non credo di averle già mostrate (o almeno non tutte).

Se vi va, ditemi cosa ne pensate, in tutta sincerità. Il confronto serve a crescere.

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Su Austria e Slovenia. E sull’amicizia.

Poi, all’inizio di Maggio, ad un paio di settimane dal matrimonio, è stata la voglia del tour Graz-Lubiana.

Eravamo i quattro, i soliti quattro. A parte il sottoscritto, Giovanni B., Giovanni S. e Giuseppe, gli storici amici dell’università. Quando li devo condensare in una parola sola, per esempio per fare capire immediatamente con chi esco una data sera, dico “esco con Bologna”. Perché è lì che li ho conosciuti, con loro ho condiviso il percorso accademico, tra lezioni, pomeriggi passati sui libri, esami, ma anche meravigliose serate (nottate) di spasso.

E poi, una volta laureati, anche vacanze insieme, e indimenticabili weekend in montagna, nel nostro appennino, a grigliare quintali di maiale o a cuocere le mitiche tigelle di mia madre riempite con etti su etti del migliore affettato della regione (ok, lo so: è chiaro che non li ho provati tutti, i salumi in vendita in Emilia Romagna; ma credetemi, quelli di Preci -così si chiama il salumiere- sono speciali, lo sono eccome).

E quindi dovevo fare anche con loro un addio al celibato, ci mancherebbe altro. Che poi è ormai una tradizione: per i due matrimoni precedenti, una volta siamo andati a Riccione (weekend spettacolare, memorabile, grandioso) e l’altra addirittura a Londra (e che dovevamo fare? Uno di noi lavorava lì, non poteva scendere in Italia, per cui non avevamo scelta, che si deve essere per forza tutti e quattro..). Stavolta abbiamo scelto un tour estero ma vicino, che toccasse città “minori”. Graz, Austria e Lubiana, Slovenia. Molto belle, entrambe.

Il punto però è l’amicizia. Con loro è speciale. Perché, sebbene ci si veda poco, meno di quanto vorrei, ogni volta, dopo tre minuti che si è di nuovo insieme, tutto è ristabilito, tutto di nuovo in piedi. I giochetti, le battute, la complicità, l’atmosfera: tutto è sempre al massimo. Poi si discute, altroché. Ma c’è un rispetto (e un affetto) di fondo che fa sì che funzioni, sempre.

Sotto, uno scatto realizzato a Lubiana. Mentre ci mettevamo in posizione, i passanti incuriositi guardavano, qualcuno ci lanciava una battuta. Una ragazza italiana, con faccia furbina, ci ha detto “Ragazzi, complimenti per la costanza”.

Paris memories

Dicevamo, Parigi.

Quanti spunti interessanti offre una metropoli? Luoghi, monumenti, persone, situazioni. Parigi poi, figuriamoci!

Una meraviglia e una continua scoperta: dai luoghi più famosi (e più affollati) a quelli più segreti, appannaggio essenzialmente dei residenti che li conoscono e non li svelano. E poi i locali, dalle brasserie traboccanti di squisite specialità ai localini interrati, in cui una band di tre elementi suona jazz fino a mattina, accompagnando gli entusiasti danzatori.

Noi siamo rimasti 3 giorni; sì, è certamente pochissimo per una visita esauriente, ma ci siamo divertiti. Molto.

Di seguito altri scatti: Louvre, vedute della città, la Tour. E il jazz.

Miniaturizing

Il 18 Maggio 2014, cioè poco più di tre mesi fa, sono convolato a nozze. Non è stato esattamente un colpo di testa: la mia vita da fidanzato con Barbara è durata 16 (sedici!) anni.

Il matrimonio ha dei vantaggi. Molti (spero) li devo ancora scoprire. Uno, però, è evidente da prima delle nozze, e si chiama “addio al celibato”! No, non cominciate a pensare a spogliarelli, ragazze disponibili (a pagamento) e pochissimo vestite al centro di un cerchio formato da uomini arrapati e molto ubriachi. Niente di tutto questo.

Il primo addio al celibato (sì, ce n’è stato più d’uno) l’ho passato a Parigi, con un mio amico di lunghissima data, peraltro testimone nelle imminenti nozze, lo scorso Aprile.

Abbiamo fatto i turisti: girato per la città, visitato musei, qualche locale notturno e abbiamo assaggiato le leccornie locali. L’unica parentesi in qualche modo “proibita”, una serata passata al Moulin Rouge. Chi c’è stato sa che non c’è nulla di volgare nello spettacolo offerto: balletti con fantastiche scenografie e costumi, qualche numero di eccellente cabaret, una bottiglia di champagne compresa nel prezzo. Le ballerine sono in topless, certo, ma chi non ha mai visto un paio di tette?

Il punto a cui voglio arrivare, comunque, è che naturalmente Parigi offre infinite possibilità di scattare fotografie e, pur non avendo con me la reflex, per motivi di bagaglio aereo e anche per non risultare un compagno di viaggio pesante come solo un fotografo sa essere, ho scattato. Ho usato la mia compatta, Canon Powershot G12 (a proposito, consiglio questa serie Canon a chiunque ami fare fotografie; alta qualità e funzioni manuali in spazio e peso contenuti).

E mi sono divertito ad usare qualche funzione che avevo sempre un po’ snobbato. Come quella che ti consente di scattare foto con l’effetto tilt-shift: l’effetto miniatura. Qui sotto una breve galleria con alcuni risultati. Che ne dite?

Tanto per cominciare!

Il più è iniziare.

Vale per un sacco di situazioni, compresa questa. Cominciare un blog. Che poi neppure ho ben chiaro perché lo faccio, questo blog.

Provo a pensarci, ed è un po’ come fare introspezione. Perché in fondo, aprire un blog, non è mica da tutti. Cioè, non è che a chiunque viene in mente di aprirne uno, ci vogliono alcune caratteristiche specifiche.

Una certa apertura mentale, intanto, e anche autocritica. Perché poi uno lo sa che potenzialmente lo può leggere chiunque (ma anche nessuno, e non si sa cosa sia peggio) e può pensare tutto il bene ma anche tutto il male dell’autore.

E poi voglia di condividere: le proprie esperienze, emozioni, idee, ma anche, più concretamente, fotografie, filmati, testi.

E infine, diciamocelo, anche un tantino di esibizionismo. Eddai, che noi blogger (mi metto già nella categoria, ma chi mi credo di essere?), se ci pensiamo un attimo, dobbiamo essere un po’ esibizionisti, ci piace mostrarci. Abbiamo la speranza di essere seguiti, e magari anche di piacere.

Ma d’altra parte, che c’è di male?

E allora andiamo, che si comincia. Con una fotografia, anzi tre, insieme, che poi è la mia passione, la fotografia.

Tre foto di un temporale: che sia chiaro da subito, non sono mica tempi belli.