A Clelia, benvenuta tra noi!

Lo so, è un bello scossone.

Ci siamo passati tutti, compreso il sottoscritto, ma in pochi se lo ricordano direttamente. Anzi, nessuno, credo. Però si sa che la nascita è un trauma, un momento difficile, e bla bla bla. Ma non è che si abbiano molte alternative: ad un certo punto si esce, si deve e lo si fa. Punto. E la vera rumba comincia in quel momento, per chi ti deve crescere e per chi è appena nato/a.

Per cui preparati. La strada è tortuosa e complicata, piena di curve, di salite e discese, di accelerazioni e brusche frenate. E’ appassionante, frustrante, entusiasmante, gioiosa, triste, devastante, inebriante, appagante, deludente, e chi più ne ha, più ne metta.

C’è da dire che tu parti con qualche vantaggio.

Intanto, e la prendo alla lontana, sei nata nel paese più bello del mondo, con buona pace di chi ci vuole male. Non c’è bisogno che spieghi perchè, conosciamo tutti la faccenda del cibo, dell’arte, delle bellezze naturali, eccetera. E’ così, è il migliore, i francesi se ne facciano una ragione. E anche gli inglesi, và.

Tu poi sei ligure. Il pesto, la focaccia, ma soprattutto Fabrizio.

I tuoi li conosco il giusto, a dirla tutta: tua mamma non l’ho mai vista, ma sono certo che ti amerà alla follia, è tua mamma. Tuo papà lo conosco, invece, anche se non così a fondo. So che è un bravo ragazzo (sì, ragazzo, che è giovane, il tipetto), è un ottimo avversario in ameni giochi da tavolo, ed è un po’ matto. Ma tranquilla, lo siamo tutti, un pochino. So che lo è perchè nel tempo libero si diverte a farsi prendere a schiaffi da qualcun altro, e chiamano poi questa attività sport. Non è follia, questa? Ma cucina, e lo fa bene. E’ un vantaggio mica piccolo, credimi.

Il fratellino di papà è matto anche lui. In rete i più lo conoscono con uno pseudonimo e lo apprezzano perchè insegna loro difficilissimi trucchetti calcistici. Fa coppia con tuo papà nelle partite sopra citate, e pare che vincano, anche se io non ci credo.

I tuoi zii emiliani sono grandi, ma tanto. Potrai imparare tante cose da loro, ci saranno sempre per te, ne sono certo, nonostante la distanza.

Insomma, cominci un’avventura splendida, e con te chi ti sta intorno. Non aver paura, che hai più risorse di quante credi, e saprai sfruttarle al momento opportuno. Inciamperai e troverai braccia a sorreggerti. E soprattutto, gioirai.

Benvenuta tra noi e in bocca al lupo per tutto.

11733986784_607309c20b_o Un bel quadretto familiare. Qui c’è anche tuo papà, ma tranquilla, non è quello col coltello.

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Verso un altro Pianeta

Siamo partiti per un lungo viaggio. Molto lungo, e non si torna indietro. Mai più, neanche per una breve visita, nemmeno per un saluto. Dove andiamo si rimane, per sempre, perchè si va su un altro pianeta.

E’ un’esperienza del tutto nuova per noi, ma conosciamo molte persone che sono già là. Ne parlano benissimo, per lo più. Tutti ne hanno sentito parlare, molti prima o poi ci si trasferiscono, in molti provano ad andare ma poi sono costretti a tornare.

La cosa che più ci raccontano è che là i punti di riferimento sono completamente diversi da qui. Le priorità della vita si rivoluzionano, quando infine si arriva. La tua stella polare, il centro delle tue attenzioni, non è quella che si vede da qui, è completamente diversa. Si comincia a pensare e ad agire in funzione del nuovo fulcro, nulla assume più importanza di questo.

Dicono anche che all’inizio ci vuole un po’ ad abituarsi. Spesso si perde il sonno, e ciò può acuire le tensioni e lo stress. Ma poi le cose si appianano e la soddisfazione che se ne ottiene ripaga di gran lunga gli sforzi. Nessuno mi ha raccontato di essersi pentito. E’ un viaggio dal risultato sicuramente soddisfacente.

Tuttavia siamo emozionati. Il viaggio è ancora lungo, abbiamo tempo per prepararci all’idea, ma è impossibile prevedere esattamente come sarà la vita là. I racconti e le storie che si sentono sono tantissimi e molto diversi, ma tutti sono d’accordo sul fatto che bisogna esserci per capire.

E allora andiamo, godendoci il viaggio e attendendo con pazienza l’arrivo. Sarà una grande avventura, la migliore possibile.

Il nome della destinazione? “Diventare Papà e Mamma

Mamma mia!

Poichè “la mamma è sempre la mamma”, specialmente, pare, per noi italiani, lasciatemelo dire: Buon Compleanno mamma!

E complimenti a mia sorella, che ha procurato la torta, e a nostra nipote (dei miei, in qualità di nonni, e nostra, in qualità di zii), che ci ha intrattenuto con balletti e coerografie, coadiuvata dalla sua amichetta, gradita ospite a cena.

La torta era bella e, credetemi, anche deliziosa!

“Mom is always mom”, especially for italian people, so let me say: Happy Birthday mom!

And congratulations to my sister, who found the cake, and to our nephew, who entertained us with dance, helped by her friend, our nice guest for dinner.

The cake was beautiful and, believe me, also delicious!

Shooting spring!

Le prime giornate veramente primaverili. Sole caldo, luce fino a tardi… la vita esplode.

E allora niente di meglio di una passeggiatina con moglie e cane lungo il fiume, con macchina fotografica al seguito, of course.

C’è anche il tempo di fare qualche lancio di pallina con Selly e giocare con i riflessi di una pozzanghera…

First spring days. Hot sun, evening light… life explodes.

Nothing’s better than a walk with my wife and dog along the river, with dslr, of course.

Also, there’s time to play with Selly and her ball and to joke with water reflections…

If you don’t have a dog, you can’t understand this.

Come dicevo qui, avere un cane significa volergli bene come ad uno di famiglia.

C’è un però. Avere un cane significa accudirlo. Sempre. Anche se piove. E se piove tutto il giorno, senza soluzione di continuità, il cane non smette di avere le sue necessità. Ad alcune si sopperisce tranquillamente in casa: ad esempio, giocare. D’inverno, tutti i giorni, io da un lato del corridoio, Barbara dall’altro, in mezzo Selly che rincorre forsennatamente, come fosse l’unica cosa sensata da fare, il “mocio” (la Vileda non me ne voglia, è un osso di corda intrecciata, assomiglia all’aggeggio per pulire per terra).

Per altri bisogni non c’è verso: bisogna uscire. E andare dove c’è erba, che raramente, molto raramente, è un posto coperto. E allora tu, umano, stai sotto l’ombrello, ma lei no, che non le interessano le gocce. E allora poi tocca sottoporle al trattamento dopo-pioggia, che peraltro lei non disdegna affatto.

Ecco alcuni scatti di quei momenti: ah, vita da cani!

As I wrote here, to have a dog means love it as a family member.

But. Have a dog means take care of it. Always. Even if it rains. And if it rains all day long, without stop, the dog has its needs too. You can satisfy some needs at home: for example, playing. During winter, every day, me at the end af the corridor, Barbara at the start of it, in the middle Selly running and chasing the “mocio” (a bone-shaped rope).

But for others needs, no way: you have to go out. And you have to go on the grass, wich rarely is covered. So you, human, use the umbrella, but the dog no, it doesn’t care about drops. And so you to have to give her the after-rain treatment.

Here some shots of that moments: ah, it’s hard to be a dog!

Sicurezza è un morbido cagnetto!

Questa è Selly. Anzi, era. Cioè, è ancora Selly, solo che è cresciuta. E’ il cane di mia moglie, cioè un po’ anche il mio, visto che ovviamente viviamo insieme. E visto che anche a me tocca portarla fuori nelle gelide serate di inverno, magari sotto la pioggia, o ad agosto, sotto il sole cocente, che caldo o freddo i bisogni van fatti. E poi io sono il suo preferito, ma questo mia moglie non lo ammetterà mai.

La foto è del 18 Maggio 2004, il giorno in cui è arrivata. Me lo ricordo bene: mia moglie era la mia morosa, e come di consueto ero da lei a studiare. Era primo pomeriggio. Già da qualche tempo avevo fatto pressing su suo padre, affinché acconsentisse a prendere un altro cane (la prima, l’amatissima Sissi, se ne era andata da qualche anno. Il dolore che causò la sua dipartita convinse il padre a non prendere più animali. Evidentemente, ci ripensò).

Insomma, eravamo lì che studiavamo, in cucina, un giorno come un altro, quando suo padre entrò. Capitava di frequente, lui abitava lì. Stavolta però si piazzò di fronte a noi, come ad attendere qualcosa. Lo guardammo inebetiti, senza capire cosa volesse, con lo sguardo un po’ impaziente che solo due studenti già troppo stressati dagli impenetrabili teoremi di analisi matematica (per me) o dalle procedure penali (per lei) possono avere. Dopo qualche istante di sguardi reciproci, udiamo un flebile scampanare; e vediamo far capolino nella porta, a non più di 12 centimetri da terra, la testa del cosino che vedete sopra. Al collo, un biglietto di auguri, giacchè il 20 maggio è il compleanno di Barbara.

La reazione della studentessa è pacata: come neanche la Cagnotto campionessa europea, si tuffa sul pavimento abbracciando dolcemente (?) il cucciolo (spaventandolo a morte, secondo me, circostanza naturalmente negata dalla neotuffatrice).

Da allora, Selly è la nostra fedele compagna di tutti i giorni: quattro uscite, una immancabile giocata serale (e attenzione, Natale, Capodanno, Ferragosto, Pioggia, Neve, grandine, febbre, varicella o chissà cos’altro, non c’è verso: BISOGNA giocare!), compagnia continua. E se c’è una cosa su cui puoi contare, una sola certezza nella vita, bhè, certamente è il suo affetto, la sua disponibilità a starti vicino.

Di seguito, Selly com’è oggi, durante una sessione di gioco all’aperto. E’ cambiata, lo so, e anche le giocate sono meno intense e più brevi, che dieci anni, per un cane, son mica bruscolini. Ma l’entusiasmo, quello no, non è cambiato.