Una vespa per compagna di viaggio

Se c’è una cosa che proprio non mi piace della mia terra, è il clima estivo. Non ce l’ho col caldo di per sè: mi piace la comodità di vestirsi poco, il sole e la gioia che trasmette, le giornate lunghe e l’abbronzatura. Per carità. Ma in Emilia il caldo va un po’ oltre: si chiama afa. E si legge sudore, appiccicaticcio, pressione bassa, insonnia, canicola.

Quindi quando oggi sono uscito dall’ufficio, alle 14, il mio pensiero predominante era arrivare a casa, chiudercisi, per fuggire al sole filtrato da mille strati di cappa umida e inquinata. Dunque non ho molto badato a quella che sarebbe diventata la mia compagna di viaggio per circa mezz’ora: una vespa.

Che, attenzione, non era dentro all’abitacolo: era sul parabrezza. Nel centro preciso, che sembrava che avesse scelto di mettersi proprio lì dopo aver tracciato le diagonali e stabilito dove s’incrociavano.

La vespa, fotografata dall'interno dell'auto. Lei, impassibile, come una modella consumata.
La vespa, fotografata dall’interno dell’auto. Lei, impassibile, come una modella consumata.

Poi parto, che anche dentro l’auto si muore di caldo, anzi più che fuori, sebbene fosse parcheggiata all’ombra. Accendi il climatizzatore, che non basta abbassare i finestrini (e poi è bene che ciò che è fuori ci rimanga), e via, la vespa presto volerà via, probabilmente alle prime vibrazioni dell’auto.

E invece proprio no. Rimane lì. Anche quando l’auto comincia a muoversi in avanti. Anche dopo la prima curva, è lì. Non si muove, per nulla intimorita dal movimento. Ma con la velocità la difficoltà aumenta, il vento si rinforza, mica facile restare attaccati. E poi perchè intesatardirsi? Hai le ali, vola! Perchè vuoi venire con me per forza?

E invece non c’è verso, resta lì. Si puntella con le sei zampette, la metà inferiore del corpo che fa da vela, in preda al vento, per non parlare delle ali, che sbattono freneticamente agitate dall’aria, che aumenta con la velocità, 50, 60 e poi 80 e anche 100. E’ tanta l’aria a 100 chilometri orari, ma lei è lì. E non si sposta di un millimetro.

Chi ha fatto la foto? Bhè, diciamo così: ero solo, in auto.
Chi ha fatto la foto? Bhè, diciamo così: ero solo, in auto.

L’ultima parte del tragitto che mi porta a casa è quello in cui si va più veloci. Sicuramente lì non resisterà! Ma invece mi frega: non ci arriva, alla tangenziale. Dopo mezz’ora di reistenza estenuante, mentre sono fermo ad una rotatoria, abbasso lo sguardo per preparare di nuovo la macchina fotografica. Quando rialzo gli occhi, pronto a scattare, non c’è più. Ha deciso di andarsene, è arrivata a destinazione.

Neanche il tempo per un ciao.

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