L’ultimo bicchiere

“Riccione è un bordello. Un bordello a cielo aperto. Cosa viene a fare la gente qui, se non per scopare?”

Questa fu la sobria sentenza che Antonio, mio amico di allora, mi sciorinò tornando dalla spiaggia un tardo pomeriggio di vent’anni fa.

Mi sembrò eccessivo. Ero più giovane.

Invece, aveva ragione. Almeno in gran parte. D’accordo, è vero che c’è anche chi va lì perché ci va da trent’anni, o perché “c’è sempre qualcosa da fare” e via dicendo. Ma tutti gli under 25 ci vanno per divertirsi. E mica in sala giochi.

Io ci sono andato per gran parte della mia gioventù, e mi ci sono divertito un sacco: beach-volley, gran bagni (lo so anch’io che esistono mari più belli, ma sticazzi, che a una certa età non importa), e poi la sera fuori, fino a mattina, tutte le sere. Bello, dai che era bello.

Ma la cosa che più mi è rimasta, ed è questo che più di tutto mi lascia un buon ricordo di allora, sono alcuni amici, fra i più cari che ho.

Ci torno ogni anno, a passare qualche giorno di totale relax, a fare un pochino di vita da “pensione completa”: colazione-lettinoinspiaggia-pranzo-lettinoinspiaggia-cena-girettovialececcarinidante-letto. Che non si faccia troppa fatica, sono in vacanza.

Sabato ero là, e anche ieri. La Romagna non è la Sardegna, e neanche la Sicilia, ma a volte il cielo è bello anche lì.

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